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Paragrafo 1 . La scuola di Mileto.

Introduzione.

Il  primo circolo filosofico  quello nato a Mileto(5) per opera di
Talete,   cui   succederanno   nella   "direzione"   della   scuola
Anassimandro e Anassimene.

La phy'sis.

Aristotele  chiama  fisiologi  o  fisici  questi  primi  pensatori,
contrapponendoli  ai teologi, cio a quei poeti che,  come  Esiodo,
avevano  parlato  degli  di. Alla scuola di  Mileto,  infatti,  si
indaga  la  phy'sis  (natura),  si  cerca  di  spiegare  la  nostra
esistenza

p 20 .

e  il  mondo  che ci circonda proprio partendo da esso.  In  questo
senso  la  nascita  della filosofia coincide con la  nascita  dello
"spirito scientifico"(6): gli oggetti che si studiano hanno al loro
interno la chiave per comprenderli. La loro origine e l'ordine  che
li  governa possono essere anche di natura divina, ma  in loro che
si  coglie  la divinit: Talete sembra aver affermato "esser  tutto
pieno  di  di"(7). Allo stesso modo Galileo, studiando l'universo,
afferma  che    un libro scritto da Dio in termini  matematici,  e
quindi a lui, matematico, accessibili e comprensibili.
     Al  divino  che si rivela nel mito i filosofi e gli scienziati
contrappongono  un  divino che si scopre, si porta  alla  luce,  si
conosce nelle cose.
     La  divinit  del mito si muove nell'universo  come  tutte  le
cose, come gli uomini: l'ingiustizia che regna tra gli uomini   la
stessa ingiustizia che regola le relazioni tra gli di. La divinit
che  scoprono i primi filosofi - e gli scienziati -  l'ordine  che
regola  l'universo: si ristabilisce una unit tra  umano  e  divino
perch "tutto  pieno di di", ma al tempo stesso se ne sanziona la
differenza perch noi e tutte le cose siamo parti; la divinit  in
tutte le cose,  Tutto,  il principio di tutte le cose.
     
L'arch.

Con  la parola arch i primi filosofi greci(8) indicano l'unit  da
cui tutte le cose provengono, il principio unitario da cui tutto si
irraggia  e  a cui tutto ritorna.(9) Questo principio, quindi,  non
pu  che  essere  astratto, non identificabile  con  nessuna  delle
singole  cose che da quel principio derivano. Aristotele  mette  in
evidenza  che  proprio  la ricerca di un  tale  principio,  di  una
sostanza  "da  cui si generi il resto pur restando essa  immutata",
segna l'inizio della riflessione filosofica.(10)

Talete.

Talete  sostiene che il principio delle cose  l'acqua.  Questa  la
testimonianza di Aristotele. Delle opere di Talete (se  mai  ne  ha
scritta qualcuna) non ci resta neppure un frammento, anche se  sono
relativamente numerosi gli accenni alla sua vita e al suo  pensiero
presenti  nella letteratura, filosofica e no, a partire  dalla  pi
antica.(11)
     L'acqua come arch, come principio astratto, pu apparire  una
contraddizione,  ma  forse  (il  dubbio    espresso  dallo  stesso
Aristotele  nel  riportare  la  concezione  di  Talete)  egli   non
intendeva l'acqua come specifico
     
     p 21 .
     
     elemento materiale, bens come umidit: tutto si genera da ci
che  umido ("perfino il caldo si genera dall'acqua e vive di essa"
e "ogni germe ha una natura umida"(12)).
     L'acqua (l'umidit) che  principio ed elemento unificante  di
tutte  le  cose  non  l'acqua che si beve o in cui  ci  si  bagna,
quanto una "metafora" che intende esprimere l'identit dell'uno con
il molteplice.(13)
     L'importanza di Talete risiede in due aspetti: avere messo  in
atto  un processo di astrazione attraverso il ragionamento;  essere
partito,  per  il  suo  ragionamento, dall'osservazione  del  mondo
sensibile; avere cercato quindi l'identit - l'elemento che unifica
tutte le cose - partendo dalla diversit delle cose.

Anassimandro.
     
"Anassimandro  di Mileto, successore e discepolo di  Talete,  disse
che  il principio ed elemento primordiale degli esseri  l'infinito
(t  peiron),  introducendo per primo  questo  nome  di  principio
(arch). Egli dice che questo non  l'acqua n altro di quelli  che
si chiamano elementi, ma un altro principio generatore infinito, da
cui nascono tutti i cieli e gli universi in esso contenuti"(14).
     Evidentemente Anassimandro si rende conto della contraddizione
del maestro: l'avere attribuito - anche se con valore metaforico  -
le  caratteristiche di un elemento (una cosa che    diversa  dalle
altre)  a  ci  che    identico in tutte  le  cose.  Ma  egli  non
ricomincia   la   ricerca  da  capo:  all'interno  della   "scuola"
approfondisce  l'indicazione di Talete di cercare un "principio  ed
elemento primordiale" degli esseri.

L'peiron.
     
Le  singole  cose  si  limitano reciprocamente,  sono  separate  da
confini,  definite  da contorni, ma nessuna contiene  se  stessa  e
tutte  le  altre cose. Il confine che definisce ciascun  individuo,
che  lo  separa  dagli  altri, non  tracciato  sulle  cose  ma  su
qualcosa  che  sta  sotto tutte le cose e  non  pu  avere  confini
(altrimenti sarebbe esso stesso una cosa). L'peiron  lo  "spazio"
infinito e indefinito dal quale emergono e sul quale poggiano tutte
le cose senza essere nessuna di esse.
     Se  ciascuna cosa  un segno,  necessario un "foglio" che non
sia alcun segno e sul quale tutti i segni possano essere tracciati.
Si  pu dire, allora, che oltre che causa dell'esistenza delle cose
(principio, arch) l'peiron  la condizione logica per cui le cose
possono essere pensate.
     Da   tutto  questo  risulta  evidente  come  il  processo   di
astrazione,  iniziato da Talete, con Anassimandro  abbia  fatto  un
ulteriore passo in avanti: dall'indagine sul mondo del molteplice 
possibile cogliere con il pensiero l'esistenza di un Uno che non ha
nessuna delle caratteristiche del molteplice.

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I contrari.
     
Il molteplice, il divenire, governato dal Tempo, non  omogeneo: al
suo  interno si trovano e agiscono diversi elementi, anche contrari
fra  loro:  il  caldo  e il freddo, l'umido  e  l'asciutto.  In  un
determinato  momento uno degli elementi predomina,  ad  esempio  il
caldo  sul freddo, operando una forma di prevaricazione; ma  in  un
momento successivo quello che ha prevalso pagher il fio e  sar  a
sua  volta sopraffatto da quello che era stato prevaricato, per poi
tornare a prevalere in una catena infinita.
     Il  mondo del molteplice  dominato dall'"ingiustizia",  dalla
"sopraffazione": gli esseri "devono pagare reciprocamente il fio  e
la pena dell'ingiustizia nell'ordine del tempo"(15).
     Nell'peiron  - infinito ed eterno -, invece, i contrari  sono
ridotti all'unit e viene meno il "conflitto" che si manifesta  nel
tempo.

Generazione per separazione.
     
Per  Anassimandro,  dunque, nell'peiron  realizzata  l'unit  dei
contrari,  ma  nel  tempo  i  contrari  si  separano  e  da  questa
separazione hanno origine gli esseri.(16)
     Gli  esseri  generati  dalla separazione sono  destinati  alla
dissoluzione:  ci che si  separato si riunifica  nell'peiron.  E
come  i  singoli  esseri  anche  infiniti  mondi  si  creano  e  si
dissolvono nell'peiron.

Anassimandro e Talete.
     
Il  pensiero di Anassimandro  certamente pi complesso  di  quello
del  suo maestro, infatti pone e cerca di approfondire problemi che
saranno   al   centro  della  ricerca  filosofica  successiva:   le
caratteristiche dell'Uno, che  eterno, infinito e immutabile,  non
possono  essere  quelle  di  nessuno degli  esseri  che  divengono,
nascono  e muoiono; il divenire  caratterizzato dalla presenza  di
contrari, in opposizione fra loro.

Anassimene.
     
Anche  la  riflessione di Anassimene, il terzo dei  filosofi  della
scuola  di  Mileto, si svolge nel segno della continuit.  Partendo
dal  progresso realizzato da Anassimandro rispetto a  Talete,  egli
concorda  sul fatto che il principio (arch) non possa  essere  uno
degli elementi del molteplice: ci che  identico in tutte le cose,
il  principio  appunto,  non  pu avere  le  caratteristiche  della
diversit.

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Che cosa  peiron?

"Anassimene  di  Mileto [...] dice che il principio  primordiale  
unico  e  infinito"(17), e in questo concorda con Anassimandro,  le
cui  conclusioni,  per,  gli  appaiono  insufficienti:  "unico"  e
"infinito" sono attributi di "principio", ma il problema  definire
che  cosa sia il principio. La risposta di Anassimandro   solo  in
negativo:  egli ha detto che il principio non  nessuna delle  cose
che divengono, ha detto come esso  (infinito, eterno, uno), ma non
ha detto che cosa esso .(18)
     Anassimene  sostiene  che il principio  di  tutte  le  cose  
l'aria.
     
L'aria.
     
L'aria di cui parla Anassimene non ha per le caratteristiche degli
elementi "sensibili", quali determinazioni, confini, limiti; l'aria
 indefinita,  peiron,  "invisibile allo sguardo".
     "Come  l'anima nostra, che  aria, ci tiene insieme,  cos  il
soffio e l'aria circondano il mondo intero" (19). Questo frammento,
citato testualmente da Aezio, mostra come Anassimene intendesse per
aria un principio vitale, l'anima dell'universo. La nostra anima  
ci  che ci fa essere uno, che unifica e tiene insieme le parti del
nostro  corpo  e le nostre azioni pur non essendo alcuna  di  esse;
cos  l'aria unifica e tiene insieme tutti gli esseri senza  essere
nessuno di essi.
     
La generazione degli esseri.
     
Anassimandro  aveva  descritto come gli  esseri  si  generano  (per
separazione); Anassimene cerca di spiegare perch. Mentre l'peiron
  il  "luogo"  da  cui gli esseri provengono  per  poi  ritornarvi
attraverso il processo di generazione e dissoluzione che si  svolge
nel tempo, l'aria  la causa di tutti gli esseri.
     "[L'aria]  si distingue per via di rarefazione e condensazione
nelle  varie sostanze. E rarefacendosi diventa fuoco, condensandosi
invece  diviene vento, poi nuvole, e ancor pi [condensata]  acqua,
poi terra e quindi pietra"(20).
     
Principio e causa.
     
Con  Anassimene  la ricerca iniziata a Mileto da Talete  stabilisce
alcuni punti fermi: l'arch, l'elemento che unifica tutte le  cose,
 diverso da ciascuna di esse; l'arch  principio di tutte le cose
in quanto ne  anche causa.

